La sospensione della caccia su una superficie di 538 mila ettari, tra Cuneese e Torinese, a seguito degli incendi che hanno colpito il territorio rischia di nuocere all'agricoltura proteggendo anche quelle specie che si rivelano dannose per le colture. Questa la denuncia congiunta della Cia Torino e della Cia Cuneo. 

Sebbene le province Cia appoggino la decisione della Giunta regionale in favore delle operazioni di soccorso e bonifica dei boschi martoriati dalle fiamme l'area coperta dalla sospensione rischia di essere sproporzionata, arrecando così danni anche all'agricoltura di queste aree, già penalizzate dalla lunga siccità estiva. 

«La sospensiva decisa dalla Regione interessa un’area estremamente più vasta di quella effettivamente colpita dagli incendi – spiega il presidente provinciale della CIA di Torino Roberto Barbero – e purtroppo non introduce alcun discrimine tra le specie cacciabili dannose per l’agricoltura e le altre. Solo nel territorio della Città metropolitana si stima insistano 30 mila cinghiali, 150 mila in tutto il Piemonte, un numero dieci volte superiore alla capacità di sopportazione dell’ambiente. Con la siccità, la diminuzione delle fonti di nutrimento nei boschi e ora gli incendi, la loro prima reazione è spostarsi alla ricerca di cibo nelle zone coltivate, andando a colpire le aziende alle prese con la stagione più arida dal 1871». 

«Comprendiamo lo stato di emergenza e la conseguente decisione della Regione, ma ci aspettiamo la sospensione immediata del provvedimento nel momento in cui la situazione dovesse migliorare grazie all’arrivo di piogge e nevicate, soprattutto per evitare i danni all’agricoltura da fauna la prossima primavera – aggiunge Claudio Conterno, vice presidente della CIA di Cuneo – “Quello che è veramente importante e fondamentale fare oggi più che mai è sedersi intorno ad un tavolo con la partecipazione di tutti gli attori coinvolti, regolamentare e mettere ordine nella grande confusione che concerne oggi il settore caccia e le sue problematiche. Ci auguriamo e ci aspettiamo che questo venga fatto a gennaio e non la prossima stagione in quanto la necessità è impellente».

«Come CIA di Torino e Cuneo – concludono Barbero e Conterno – chiediamo quindi alla Regione di riaprire immediatamente la caccia alle specie nocive per l’agricoltura ed in particolar modo di rivedere le decisioni assunte verso i comprensori alpini, delimitando le sole aree di esclusione, per consentire il completamento dei piani di abbattimento programmati proprio dalla Regione a tutela dell’ecosistema naturale e dell’economia agricola».

La Regione Piemonte ha disposto la sospensione della caccia fino al 30 novembre nei CA TO1 (Valli Pellice, Chisone e Germanasca), TO3 (Bassa Valsusa e Val Sangone), TO5 (Valli Orco, Soana e Chiusella), CN2 (Valle Varaita) CN4 (Valle Stura). La sospensione è in vigore fino al 10 novembre per le aree limitrofe a quelle toccate dagli incendi, indicate come i comparti alpini TO2 (Alta Valsusa), TO3(TO4 (Valli di Lanzo), e degli ambiti territoriali di caccia TO1 (Eporediese), TO2 (Basso canavese) TO3 (Pinerolese).