La siccità sta mettendo a rischio l'intero comparto agricolo con conseguenze per le colture cerealicole, l'allevamento e l'apicoltura. La Cia - Agricoltori Italiani di Torino lancia l'allarme e individua come priorità su cui intervenire al più presto le varietà colturali, i sistemi irrigui e la programmazione delle misure agroambientali. 

Se non dovesse piovere prima di San Martino il rischio sarebbe quello di dover rinunciare alle colture cerealicole del 2018. La perdurante siccità ha reso i terreni duri e impenetrabili tanto che in alcune zone è diventato impossibile smuovere la terra e laddove si prova a seminare le piante rischiano di non attecchire. 

L'emergenza principale riguarda i cereali autunno-vernini come il grano, il frumento e l'orzo. Laddove è stato possibile gli agricoltori torinesi hanno fatto ricorso ai pozzi ma il basso livello di canali e corsi d'acqua rende ormai imprescindibile la pioggia, che però non arriva. 

La minaccia grava soprattutto sul settore cerealicolo. Nel Torinese la superficie coltivata a grano è di circa 19.000 ettari con 4.500 aziende che producono annualmente oltre 1 milione di quintali, mentre i terreni a orzo rappresentano 3.500 ettari con 1.250 aziende e una produzione di 150mila quintali all'anno. Le aziende con una superficie superiore a 10 ettari dovranno inoltre dimostrare, per avere accesso ai contributi PAC, di aver diversificato le colture nel 2018 destinando alla coltura principale il 75%. 

La siccità ha colpito anche il settore zootecnico che sta facendo fronte a una drastica diminuzione del foraggio, il cui prezzo al quintale nell'ultimo anno è cresciuto dell'80%. Nelle terre alte la demonticazione è avvenuta in anticipo proprio per la carenza d'acqua e la scarsità delle piogge e diversi allevatori stanno valutando se non convenga vendere alcuni capi per ridurre il fabbisogno. 

Il caldo anomalo del periodo e la siccità prolungata sono un combinato disposto micidiale anche per le api, la cui sopravvivenza è sempre più a rischio perché i fiori e le piante hanno bloccato la secrezione di nettare per concentrare le risorse in favore della propria sopravvivenza. 

La Cia - Agricoltori Italiani lancia così un allarme e invita a individuare subito soluzioni per evitare il ripetersi in futuro di questi disagi. 

«Oggi la nostra attenzione è giustamente puntata sui roghi che punteggiano la Valsusa, il Pinerolese e il Canavese – dichiara il presidente provinciale della Cia Roberto Barbero – ma il prolungarsi di questo periodo siccitoso sta mettendo in ginocchio sia l’agricoltura sia l’ecosistema boschivo di tutte le nostre aree montane e collinari. In pianura in qualche modo, fino ad ora, è stato possibile tamponare la situazione aumentando le dotazioni di gasolio agricolo e le attività di irrigazione ma siamo vicini al punto di non ritorno. Se non arriverà una quantità di pioggia accettabile entro le prossime due settimane potremmo perdere l’anno con conseguenze incalcolabili per il nostro tessuto imprenditoriale. È il terzo anno consecutivo che si verificano eventi siccitosi – continua Barbero – non possiamo più affrontare questi fenomeni in modo emergenziale. Occorre riorientare la nostra agricoltura per essere preparati con nuove colture o varietà colturali, impianti d’irrigazione più efficienti e un sistema di politiche pubbliche che, dagli investimenti sugli invasi alle misure agroambientali nel Psr, abbia l’obiettivo di aiutare gli agricoltori a vivere del proprio lavoro  anziché di sussidi conseguenti alle calamità naturali».